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Il mio Ciao elettrico: una nuova vita, tra Trieste e il Carso
10 Settembre 2025

Questa testimonianza fa parte della rubrica “Il mondo attraverso il Ciao: le storie dei nostri clienti”, in cui raccogliamo esperienze autentiche di chi ha scelto di trasformare il proprio ciclomotore storico in una e-bike con il kit Ambra Italia. Michele, da Trieste, ci racconta la sua esperienza, tra soddisfazione tecnica e piccoli viaggi su due ruote alla scoperta di nuovi paesaggi.

Ho sempre avuto un legame speciale con il mio Ciao. È un mezzo di oltre cinquant’anni, in ottimo stato, e che rappresenta ormai un pezzo anche della mia storia personale. Quando ho scoperto la possibilità di trasformarlo in e-bike, non ho avuto dubbi: era l’occasione perfetta per rimetterlo in strada, ma in chiave moderna.

Ho portato il mio Ciao a Rufina (Firenze), nell’officina Master di Ambra Italia. In soli 15 giorni hanno fatto un lavoro straordinario: il risultato è un mezzo che sembra uscito ieri dalla fabbrica, ma che oggi si muove in silenzio e senza emissioni. In poco più di venti giorni ho già percorso 260 km.

Uso il mio Ciao e-bike nel tempo libero, per girare in città o sulle piste ciclabili. Quello che apprezzo di più è la sensazione di leggerezza durante la guida: in pianura e in salite non troppo impegnative, non è necessario nessuno sforzo per andare avanti. L’assistenza elettrica fa tutto il suo dovere, rendendo ogni tragitto fluido e piacevole.

Una delle esperienze più belle l’ho vissuta proprio pochi giorni fa, durante un giro sulla pista ciclabile “Tra mare e Carso”, a Trieste. Sono partito da casa verso le 17, attraversando qualche tratto urbano per raggiungere l’inizio del sentiero. La prima parte, leggermente in salita, è asfaltata; poi, a metà percorso, comincia uno sterrato ben curato, compatto, molto scorrevole. Ho mantenuto una velocità costante di 18-20 km/h, con il motore impostato su livello 3 (su 5). Nessuna fatica, solo piacere.

Il paesaggio è spettacolare: boschi intervallati da scorci sulla città, tratti ombreggiati e altri completamente esposti al sole. Ogni tanto ci si ferma per una foto, per respirare l’aria del Carso, per godersi il silenzio. Da certi punti si vede Trieste dall’alto, a circa 500 metri di altitudine.

Lungo il percorso si attraversano gallerie, si incrociano pedoni, altri ciclisti e, sorprendentemente, anche qualche animale: due pony, alcune caprette e un piccolo cervo che ha attraversato la pista proprio davanti a me. Si arriva così al confine con la Slovenia. Lì il tracciato diventa meno curato, e ho deciso di tornare indietro.

La discesa, al ritorno, è stata una vera delizia, senza neanche pedalare. Il Ciao scivolava silenzioso tra gli alberi, e l’unico suono era quello delle gomme che scorrevano sul terreno. In tutto ho percorso circa 27 km, in due ore, consumando solo metà della batteria.

Questa esperienza mi ha confermato quanto sia stata azzeccata la scelta di trasformare il mio vecchio Ciao. Non è solo una questione tecnica o funzionale: è la sensazione di portare nel presente qualcosa che ha significato tanto nel passato. Un mezzo storico, che torna protagonista — ma questa volta, nel pieno rispetto dell’ambiente, con il gusto di una mobilità più lenta, più consapevole, più mia.